COMUNICAZIONI SQUADRA

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domenica 3 agosto 2008

RICEZIONE ATTACCO NAZIONALE FEMMINILE

PALLEGGIO ROVESCIATO

COME USARE IL MURO AVVERSARIO

IL MURO: OSSERVARE L'AVVERSARIO AIUTA

PROGRESSIONE ESERCIZI FUNZIONALI PER IL MURO



VIDEO: DIFESA

SISTEMI DI DIFESA - L'IMPORTANZA DEL LIBERO - PROF. ANDREA BURATTINI


Cercherò di non creare troppo caos, confondendo le idee chiamando i vari sistemi difensivi con troppi numeri e nomi, limitandomi solamente a descriverli in maniera discorsiva.
Innanzitutto bisogna sottolineare il fatto che a questo punto si deve fare riferimento anche al posizionamento del muro e all’attacco avversario, in altre parole, ora vedremo come posizionare i nostri difensori in base a dove proviene l’attacco ed al nostro modo di approntare il muro.
Prenderemo in esame come esempio un sistema difensivo che potrebbe andare bene per squadre Under 14 o 16. Partiamo con un attacco di mezza palla al centro; il nostro muro potrebbe raddoppiare o con l’ala destra o con la sinistra, di conseguenza, dalla parte dove c’è il raddoppio, il difensore di seconda linea, andrà a coprire il pallonetto, mentre gli altri due di seconda linea si preoccuperanno della traiettoria in diagonale, mentre il terzo di rete rimarrà a coprire il pallonetto. Nel caso si riesca ad approntare il muro a tre sul centrale avversario, allora entrambe le ali di seconda linea scenderanno a coprire il pallonetto mentre il difensore di posto sei rimarrà lungo per prendere le palle schizzate dal muro.
Se l’attacco proviene dall’ala (o da posto 4 o da posto 1 o 2), tenendo conto che andremo a contrapporre all’attacco avversario un muro a due, ci disporremo in difesa o con l’ala dietro al muro che va a coprire il pallonetto e di conseguenza il posto sei si sposterà o a destra o a sinistra a seconda da dove proviene l’attacco difendendo la parallela, mentre l’altra ala si preoccupa della diagonale insieme al terzo di rete che non è coinvolto nell’azione di muro; oppure con tutti e tre i difensori di seconda linea che rimangono a difendere lunghi le varie traiettorie di attacco, mentre il terzo di rete sarà la persona preposta a prendere i pallonetti.
Studiando in maniera abbastanza approfondita il gioco delle categorie minori, sono giunto alla conclusione che la zona più colpita dagli attacchi avversari si trova verso il centro del campo (soprattutto palle abbastanza lente), ecco perché ritengo che un modulo difensivo abbastanza buono per le fasce di età under 13 e under 14, preveda il posizionamento dell’uomo di posto sei più avanti rispetto al solito (sui 3 o 4 metri), questo a prescindere dall’impostazione del muro, mentre gli altri due difensori si dovranno preoccupare solamente delle traiettorie lunghe e fuori muro.
A proposito proprio di questo ultimo concetto, è basilare che la posizione del difensore debba essere esattamente fuori dal cono d’ombra del muro; tale concetto infatti sta alla base della famosa correlazione muro-difesa.
Queste appena trattate sono solamente alcune idee di moduli difensivi, in realtà, di soluzioni tattiche ce ne possono essere molte altre, l’importante è che ogni sistema attuato risulti efficace nell’economia della squadra e quindi sia adeguato ad essa.
In ogni situazione si deve porre la giusta attenzione alla difesa del pallonetto e di tutte le palle lente con almeno un uomo preposto alla difesa di tale attacco.
Un concetto che secondo me va sviluppato già con i giovani, relativo alla posizione di partenza in difesa, prevede una posizione abbastanza stretta (con le ali, cioè, che si devono abituare a partire da una posizione piuttosto accentrata) questo faciliterà l’automatizzazione delle posizioni difensive per una pallavolo di più alto livello.
In conclusione l’impostazione dello schema difensivo nella nostra squadra dipenderà da diversi aspetti, prima di tutto dalla fascia di età con cui lavoriamo, poi dalla tipologia dei giocatori che la compongono ed infine dalle caratteristiche dei nostri avversari.
Comunque un concetto deve sempre essere ben chiaro in testa sia ai giocatori, ma soprattutto agli allenatori: con il muro e la difesa è impossibile coprire tutto lo spazio del campo; infatti la bravura di un giocatore e di un allenatore non sta nel pretendere di coprire tutta la superficie di gioco, ma nell’approntare una buona copertura difensiva di quelle zone dove con maggiore probabilità finirà l’attacco avversario.

IL LIBERO

In ultima analisi è necessario spendere qualche parola per la figura che maggiormente impersona il fondamentale della difesa, ovvero il libero.
Ormai tale giocatore è diventato un pezzo fondamentale della pallavolo al punto tale che nell’allestimento delle squadre di alto livello non si può prescindere dalla scelta di un libero che possa fare la differenza.
Se per le categorie maggiori avere un buon libero può fare la differenza, è anche vero che introdurlo nelle squadre giovanili potrebbe disincentivare il lavoro con gli schiacciatori – ricettori. Questo problema si è verificato, infatti ultimamente la carenza maggiore nei giocatori per l’alto livello si palesa soprattutto tra i rappresentanti di tale ruolo. Ecco perché nei campionati delle varie under non è contemplata la figura del libero (precisamente fino all’Under 16, l’Under 18 è già un campionato cha si avvicina di più all’alto livello).
Nello scegliere un giocatore per questo ruolo bisogna comunque, prima di tutto, cercare una persona molto forte mentalmente. Deve essere necessariamente forte di carattere, infatti, un giocatore che ha la possibilità di far vedere il suo valore solamente eseguendo due fondamentali (ricezione e difesa). Inoltre è l’unico ruolo per il quale, fino a poco fa, non era previsto neppure il cambio.
Per queste ragioni risulterà fondamentale che chi vorrà cimentarsi in questo ruolo dovrà essere particolarmente motivato, spesso infatti i migliori liberi nascono dalla volontà dello stesso atleta di intraprendere questo ruolo e non dall’imposizione dell’allenatore o ancor peggio del genitore stesso.
Una volta individuata la persona giusta sarà importante dedicare il giusto spazio all’allenamento di questo particolare giocatore. Se si tratta, come in effetti è, di un ruolo così decisivo, sarebbe assurdo non allenarlo in maniera particolare cercando di ritagliare dei momenti per il suo allenamento specifico.
Un aspetto da non tralasciare nel programma di lavoro di un libero è il salto. Solo perché in partita non gli sarà permesso di effettuare salti in allenamento non bisogna esonerarlo dagli attacchi, anzi fargli eseguire il gesto dell’attacco lo aiuterà non solo a scaricarsi dal punto di vista mentale, ma soprattutto a mantenere un buon livello di forza esplosiva e di reattività, caratteristiche fondamentali per una corretta postura difensiva e per un’uscita rapida da essa.
Riassumendo brevemente quanto detto finora, è chiaro che la caratteristica più importante di un buon difensore è senz’altro la determinazione ad andare su ogni palla e la volontà di non farla mai cadere, in altre parole il buon difensore è solo chi ha “mentalità vincente".

LA DIFESA - PROF. ANDREA BURATTINI


Forse rischierò quasi di cadere nel banale e nella ripetitività asserendo che il Rally Point System ha portato notevoli cambiamenti nella pallavolo; uno dei fondamentali che hanno assunto maggiore importanza a seguito dell’introduzione del nuovo Sistema di gioco è, senza dubbio, quello della difesa.
A seguito della maggiore incisività della battuta (anche questa frutto dell’evoluzione del nostro gioco), diventa sempre più una necessità disporre, in generale, di una difesa efficace e, in particolare, ultimamente è sempre più frequente vedere non solo giocatori “piccoli” adoperarsi in spettacolari interventi difensivi ma anche giocatori di “taglia più grande”, tanto questo fondamentale da essere diventato un elemento qualificante per un giocatore di buon livello.
L’obiettivo del difensore è fondamentalmente quello di “prendere la palla”, è quindi una conseguenza logica che la componente volitiva diverrà elemento determinante per un buon difensore.
Per tirare su una palla bisogna che la mia motivazione sia grandissima e che altrettanto grande sia la mia convinzione che quella palla verrà difesa.
A questo punto viene da chiedersi quale sia la cosa più importante nel fondamentale della difesa, se l’aspetto volitivo o quello prettamente tecnico.
Avere un buon supporto tecnico è sicuramente una cosa importantissima, ma penso che la volontà e l’attenzione siano due componenti determinanti.
In altre parole è meglio avere dei difensori che magari stilisticamente non siano perfetti, ma che risultino efficaci, piuttosto che il contrario.
Altra caratteristica del difensore di buon livello è la capacità di “prevedere” dove cadrà la palla. Con questo non voglio dire che il difensore debba essere un “mago” ma che deve essere in grado, ricordando le caratteristiche dei giocatori avversari, le rotazioni precedenti e le caratteristiche di gestione della squadra da parte del palleggiatore, di posizionarsi in quella parte del campo dove saranno maggiori le possibilità che la palla cada.
Un giocatore che aveva particolari capacità in questo, era Karch Kiraly. Alla domanda che spesso gli veniva fatta: “Come mai riesci a prendere tanti palloni in difesa?” Lui rispondeva molto semplicemente: “ Facile, so dove cadrà la palla”.

TECNICA E POSTURA

La posizione in difesa deve essere una posizione “comoda”, ovvero il difensore deve assumere una postura nella quale non si faccia alcuna fatica a rimanere per qualche secondo e, soprattutto, dalla quale sia facile uscire, cioè alzarsi per andare a prendere un pallone che sia lontano dalla posizione stessa.
Partendo dai piedi diciamo che la divaricata varierà a seconda delle caratteristiche dell’atleta, normalmente i piedi (paralleli) saranno sicuramente più larghi della larghezza delle spalle, logicamente più larga sarà la base di appoggio meglio è.

Bisognerà stare il più possibile vicino al terreno, quindi un’articolazione molto importante per mantenere una buona postura sarà la tibio-tarsica (articolazione della caviglia); questa formerà un angolo tra il piede e la gamba che più risulterà chiuso, più avvicinerà il busto al terreno.
Le gambe devono stare piegate facendo però attenzione a formare un angolo tra gamba e coscia che non sia inferiore ai 90 gradi: infatti se si esagera con la chiusura di questo angolo, risulterà poi assai difficile uscire dalla posizione di difesa per andare ad intervenire sui palloni lontani. Il busto deve stare bene eretto e le braccia, extraruotate, devono stare ben alte davanti al corpo, questo per facilitare tutti gli interventi diretti sulla palla, compresi quelli in palleggio sopra la testa.
L’intervento in bagher nella difesa sarà simile a quello di ricezione, con la variante importantissima che nella difesa, nel momento dell’impatto con la palla, le braccia verranno piegate, questo sia per avere un maggior controllo della sfera sia soprattutto per indirizzare il pallone verso l’alto, permettendo, a chi eseguirà il palleggio di ricostruzione, di avere il tempo di arrivare sotto la palla.
Altra caratteristica che deve avere un buon difensore è costituita dalla capacità di andare a terra con estrema facilità; è quindi importante che già in giovane età si ponga attenzione, nell’impostare esercitazioni di difesa, all’applicazione delle regole base della pre-acrobatica facendo eseguire degli esercizi che prevedano abilità motorie con frequenti contatti con il terreno (capovolte, rotolamenti, ma soprattutto affondi, tuffi e rullate).
Andiamo ora a vedere i tipi di palla su cui dobbiamo insistere in difesa:
• Palla forte addosso
• Palla vicino alla propria posizione
• Palle lente
Per palla forte addosso si intende quell’attacco di fronte al quale si ha solamente il tempo di opporre un piano di rimbalzo su cui fare colpire la palla, senza particolari adattamenti dello stesso: in questo caso è importante riuscire a controllare il meglio possibile il pallone cercando, nel momento dell’impatto, di piegare le braccia, facendo in modo di attutire il colpo.
Per ottenere un buon risultato sarà determinante assumere, prima che l’attaccante colpisca la palla, la corretta posizione con le braccia bene avanti al corpo.
Per palla vicino alla propria posizione si intendono tutte quelle traiettorie un po’ meno violente che ci permettono, pur non dandoci la possibilità di compiere veri e propri spostamenti, di effettuare un affondo, una rullata o un semplice piegamento su di una gamba. Palle comunque che prevedono un intervento fuori dal corpo. A tal fine risulterà importantissimo avere un buon “riflesso sulla palla”, cioè la capacità di unire direttamente le mani sulla stessa e nel modo più rapido possibile.
Infine per palla lenta si intende quell’attacco che toccato dal muro, oppure eseguito direttamente dall’attaccante stesso, risulti avere una traiettoria particolarmente lenta e distante dalla posizione del difensore tale da costringerlo ad effettuare un colpo sulla palla solo dopo un breve spostamento seguito a volte addirittura da un tuffo o una rullata (copertura dei pallonetti o difesa lunga del posto 6).
Ritengo che per indicare una corretta progressione nell’apprendimento della difesa si debba porre subito l’attenzione sulle palle lente. Dobbiamo dare l’obiettivo di non far cadere questo tipo di attacco già con gli under 13; successivamente introdurremo la palla forte addosso e poi la palla nelle vicinanze dell’atleta. Questo però non significa che tutta la propedeutica per il contatto con il terreno non debba essere trattata già nei primi approcci con tale fondamentale.
E’ ormai consuetudine identificare con i vari ruoli le posizioni di difesa. Normalmente in posto 1 e in 2 difende l’alzatore o l’opposto; lo schiacciatore difende in posto 4 o in posto 6, mentre in posto 5 va a difendere il centrale o, se si gioca con il libero, proprio quest’ultimo.
Questo rappresenta un modo di disporre i difensori del tutto generico; soprattutto con dei giocatori giovani risulterà importantissimo far eseguire il fondamentale di difesa a tutti in tutte le posizioni del campo, anche perché spostare un difensore in un posto piuttosto che in un altro, tatticamente, potrebbe risultare decisivo.
Comunque il concetto fondamentale che deve “assillare” il difensore è che in ogni azione difensiva ci deve essere sempre almeno il tentativo di prendere la palla e che quando un difensore va a fare un recupero tutti i compagni che sono nelle vicinanze lo devono aiutare.

L´OBIETTIVO DELLA RICEZIONE


L´obiettivo della ricezione è fornire una buona palla al nostro palleggiatore in maniera che ci consenta di organizzare un buon sistema di attacco.

Questo obiettivo è lo stesso sia a livello di Serie A1 o di nazionali, sia a livello di prima divisione. Sarà diverso nei due casi il tipo di sistema di attacco che abbiamo progettato, ma l´obiettivo della nostra ricezione non cambia.
Per una squadra di basso livello credo che sia importante avere una ricezione il piu´ precisa possibile:
1. perché il mio palleggiatore avrà un compito piu´ facile nell´alzare il pallone agli attaccanti e quindi per impostare la nostra azione di attacco
2. perché il muro avversario in questo modo deve controllare anche il mio palleggiatore e non avvantaggiarsi spostandosi già nella situazione di muro o di difesa.
L' obiettivo principale non è tanto dare una palla superprecisa, ma darne il più possibile per impostare tante azioni di attacco e quindi avere più probabilità di fare punto. Ad esempio è piu´ importante avere 6 ricezioni buone (diciamo entro un metro dal palleggiatore) e 4 sprecise, che non 1 perfetta (sulla testa del palleggiatore) e 9 ricezioni a 4 metri da rete.
Questi sono quindi i nostri due obiettivi:
  • Nel singolo colpo in esercitazione: cercare di dare una palla il piu´ possibile precisa al palleggiatore
  • Nella partita: cercare di dare il maggior numero possibile di palloni accettabili al palleggiatore

sabato 22 marzo 2008

L'IMPORTANZA DEL PALLEGGIATORE - Vincenzo Di Pinto


Siamo all’epilogo del girone di andata del campionato di pallavolo 2007/2008. Le prime deduzioni confortano le società che hanno dato molta più importanza al ruolo del palleggiatore rispetto al passato; per la salvezza sono ormai evidenti (vedi Mattera a Latina o Esko a Padova), per il vertice ci sono degli indizi che il tempo, la possibilità di lavorare e il modo in cui i tecnici li guideranno nella crescita tecnica (alcuni) e di gioco, ci chiariranno. Le giuste riflessioni sono 3: 1) I palleggiatori arrivano a toccare quasi 1 su 3 dei palloni giocati, oltre a decidere la normale sequenza di un’ azione di volley: dopo ricezione, dopo copertura, dopo difesa. 2) Una squadra innanzitutto è influenzata dalla personalità dell’ allenatore e rifletterà i suoi alti e bassi emotivi, subito dopo però è il palleggiatore ad influenzare le caratteristiche emotive e psicologiche di una squadra. 3)costruisce o rompe la fiducia degli schiacciatori, dei ricettori, detta i tempi del gioco di squadra . Alcuni risultati delle ultime giornate, condizionati dalla prestazione dei palleggiatori, hanno cambiato il “campionato della salvezza” rendendolo intrigante. Perugia dopo quattro sconfitte vince con Milano senza Stokr. con una grande prestazione di Sintini allontanandosi dalla zona rossa. Corigliano vincendo a Montichiari con uno straordinario Corvetta percepisce per la prima volta una reale possibilità di salvezza. Infine il Latina vince con Taranto una partita di vitale importanza, grazie ad un grande prestazione del suo palleggiatore. Recupera la fiducia, potenziata dalla giusta scelta di riaffidare a Giordano Mattera il ruolo di palleggiatore, al posto del talentuoso e giovanissimo Zayztev, ma totalmente a digiuno di una vera responsabilità di gioco. Rinverdendo quella massima del nostro campionato: la salvezza con i palleggiatori e lo scudetto anche con gli schiacciatori. Premesso che dipende sempre dalla tipologia di squadra (Nuti è un palleggiatore da play-off tecnicamente completo), e che le squadre di bassa classifica spesso hanno budget economici bassi e devono saper fare i conti con il nostro duro campionato. I giovani alzatori , senza due o tre anni di A2, anche stranieri, hanno avuto sempre grandissime difficoltà, per esempio: Vermiglio il primo anno di A2 e secondo anno retrocessione in A1 con il Falconara; Meoni retrocessione con Padova in A1; Pinheiro retrocessione in A1 con Taranto; Peter Blangé ha avuto grandi difficoltà nel primo anno a Catania, come anche Esko a Padova, Grbic e l’americano Suxho a Montichiari, come anche Ahmed questo anno, infatti spesso gioca il bravo Tiberti. Ottima è la gestione e la crescita di Gonzales da parte di Prandi ,con un secondo molto bravo alle spalle e chiarezza nei ruoli e nella comunicazione. L’anno scorso Gonzales soprattutto all’inizio ha avuto difficoltà a Bassano in A2. Un palleggiatore giovane deve fare esperienza usando tecniche e tattiche semplici, deve imparare a gestire una partita prima, ed un intero torneo dopo, con stabilità emotiva e precisione in gioco,in modo tale da diventare un palleggiatore capace,usando e perfezionando tecniche di alto livello , gestione della propria squadra , tattiche semplici e poche indicazioni sull’avversario. Successivamente studierà sistemi e tattiche di muro per imparare ad ingannarli, diventando cosi un palleggiatore evoluto. Nel campionato italiano ci sono palleggiatori evoluti e completi tecnicamente tra i migliori al mondo :Riccardo, Meoni, Vermiglio, Grbic, Esko e poi Coscione,Nuti, Santini. Poi ci sono palleggiatori capaci che hanno bisogno di guida Pujol , Gonzales, Traviza , Mattera ed infine Zaizev che deve fare esperienza per diventare uno capace.
DIFFERENZE TRA UN PALLEGGIATORE CAPACE ED UNO EVOLUTO
1) LA PRECISIONE . Il compito primario di un alzatore è quello di distribuire una buona alzata da qualsiasi posizione mettendo l’attaccante nelle migliori condizioni. Richiede una crescita fisica che permetta una esecuzione del movimento senza eccesso di sforzo o di contrazioni non necessarie. Per ottenerla bisogna aver sviluppato la forza delle dita che avvolgono la palla , polso, braccia, e gambe. La velocità dell’alzata, la rapidità, con le corrette tecniche di spostamento per andare e trovare il giusto equilibrio sotto la palla ed allenato e percepito le varie traiettorie e i vari tempi. La maggior velocità di esecuzione e precisione (velocità di uscita dalle mani) E’ UNA GRANDE DIFFERENZA TRA I PALLEGGIATORI.
2) ATTEGGIAMENTO DISPONIBILE E STABILITA’ EMOTIVA. Il fattore spugna come lo chiama Doug Bill o come dice meglio Kim: l’ alzatore non è come il padre una figura autoritaria, ma come la madre che si mette al servizio degli ospiti aiutandoli, sopportandoli, e responsabilizzandoli con la fiducia, anche quando gli schiacciatori si lamentano per non prendersi le responsabilità. Non esaltarsi troppo e non abbattersi per rimanere un costante e concentrato riferimento per la squadra , per non perdere il filo del gioco .
3) IL PALLEGGIATORE CAPACE. Se sa essere preciso nelle alzate, sa stare sicuro in campo, sa utilizzare una tattica semplice e perfeziona la tecnica di distribuzione con la posizione neutra e il gioco anticipato diventa un palleggiatore capace.
a) Se la nostra alzata permette un attacco forte contro un punto debole avversario, serve l’attaccante caldo, sa trarre vantaggi dai nostri attaccanti utilizzando quello che sanno fare meglio e che effettivamente fanno. Sviluppa il piano tattico dell’allenatore. Del muro avversario deve sapere solo se i centrali saltano o leggono.
b) POSIZIONE NEUTRA DEL CORPO. Sotto la palla bisogna trovarsi sempre con le 10 dita che avvolgono la palla e polsi flessi , con braccia alte ed appena flesse, importantissime per la velocità di uscita della palla e per il controllo dei polsi e la precisione.,in modo da non farsi leggere in anticipo dove va l‘alzata dal muro avversario (palleggio di polso). Quando la palla arriva positiva o a circa tre metri dalla rete, la posizione neutra comporta una posizione di fronte al posto quattro in modo tale da palleggiare i primi tempi con una leggera torsione del busto e lateralmente o corretta con il polso destro 2. In questo modo non si perde la neutralità. Se c’è una tendenza tecnica diversa deve saper alzare in quel modo nelle varie zone del campo o utilizzare qualche finta lo stesso vale quando la ricezione o la palla va nelle zone estreme due o quattro in cui bisogna saper capovolgere usando tutta la rete o oltre i tre metri in cui scompaiono i primi tempi ma non la posizione neutra per poter giocare in due, quattro e, raramente, in sei. Per non perdere la precisione si attua una tecnica più elementare e prevedibile mettendosi sempre con le spalle in direzione al punto in cui si vuole palleggiare
c) GIOCO ANTICIPATO Il palleggiatore cerca sempre la palla alta e con una uscita veloce dalle mani in modo da dare meno tempo al muro per leggere l’azione, riducendo il tempo che impiega la palla dalle sue mani al punto di contatto dello schiacciatore. I tempi di gioco e le caratteristiche degli attaccanti vanno rispettate (alcuni attaccano palle morbide).
4) PALLEGGIATORE EVOLUTO Un giocatore completo tecnicamente, capace di gestire con sicurezza la propria squadra, usando le chiamate di primo tempo per sviluppare i vari temi del gioco. Sa mantenere sempre una posizione neutra di fronte a battute tattiche che mirano a condizionare il palleggio. Sviluppa l’ultima tappa, cioè sconfiggere il muro avversario. Il palleggiatore deve palleggiare in modo imprevedibile, deve ingannare il muro avversario in modo da facilitare il compito agli attaccanti: senza muro, muro a uno, muro aperto, muro scomposto. La capacità di ingannare comunque non deve superare la propria abilità tecnica, per non incorrere in errori.. Deve conoscere i vari sistemi di muro, o eventuali organizzazioni di battuta- muro.