COMUNICAZIONI SQUADRA

..
Visualizzazione post con etichetta 4. allenatori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 4. allenatori. Mostra tutti i post

domenica 3 agosto 2008

RICOMINCIAMO... CON "LA PREPARAZIONE"

Dopo un pò di (meritate!) vacanze, si ritorna (finalmente?) in palestra.
E subito quindi si ricomincia a parlare di quella fase del lavoro, ormai quasi mitizzata dagli atleti come periodo durissimo di sofferenza e passione, della "preparazione".

Un tempo si definiva preparazione "atletica", memoria di settimane trascorse senza toccare un pallone ma facendo cose spesso più adatte ad un film di Stallone che a un campo di pallavolo. Oggi si sentono termini più coloriti e fantasiosi, tipo "riattivazione motoria" o "risveglio funzionale"... boh, chiamatela come volete. alla fine si tratta sempre dello stesso problema per gli allenatori: Prendere un gruppo di atleti che negli ultimi mesi hanno svolto attività diverse e trasformarli in una squadra che giochi a qualcosa che assomigli il più possibile alla pallavolo, e per almeno 5 set!

Nel maschile è, solitamente, più semplice, almeno dal punto di vista "atletico". I maschi tendono a essere generalmente più "attivi" durante la pausa estiva, quasi tutti giocano a calcetto, beach volley, racchettoni... tra le donne invece la percentuale di chi trascorre l'estate attivamente è di solito più bassa. Se siamo fortunati circa la metà delle nostre atlete si sono mosse in qualche modo durante l'estate, le altre si sono sdraiate ad abbronzarsi al sole a giugno e si sono rialzate a settembre.

In ogni caso, probabilmente a causa dei cambiamenti nei modelli di prestazione (a seguito del rally point system) e dell'allungarsi delle durate dei campionati, che ha spesso ridotto il periodo di preparazione a poche settimane, la tendenza che mi pare di cogliere parlando con gli allenatori è quella di lavorare sulla tecnica e sulla tattica, anche di squadra, già dai primi giorni di lavoro e parallelamente al lavoro fisico. La cosa importante è programmare bene il lavoro, soprattutto quando si ha a disposizione poco tempo.

Auguro a tutti una buona annata sportiva. In bocca al lupo e a presto.

PROPOSTE SULLA MODIFICA DEL REGOLAMENTO


Qualche mese fa si è sparsa la notizia, a quanto pare confermata anche da alcuni quotidiani sportivi nazionali, che la FIVB stia lavorando a nuove modifiche del regolamento, precisamente le seguenti:


Alzare la rete. Se ne parla da sempre, e per fortuna nessuno è mai stato così pazzo da farlo. Unico risultato sarebbe rendere il nostro sport ancora più legato alle caratteristiche fisiche e sempre meno avvicinabile dai più.


Arretrare la linea dei tre metri. Mah... non sò... ma non credo che gli effetti di questa modifica siano positivi per lo spettacolo e la varietà del gioco.


Vietare l'attacco "di secondo tocco". Non mi è molto chiara questa regola, ma da quello che ho capito si pensa di impedire di mandare la palla nell'altro campo sul secondo tocco (in particolare al palleggiatore) se questa si trova al di sopra della rete... secondo me una cavolata enorme.


Reintrodurre il fallo di net sulla battuta. Cavolo, una delle poche modifiche del regolamento che mi piaceva me la vogliono togliere? Riuscire a capire se la palla aveva sfiorato il nastro era una delle valutazioni più difficili per gli arbitri, quasi quanto il tocco del muro.



Non sono d'accordo a modificare ancora le regole. Soprattutto con variazioni così importanti. Credo che la pallavolo sia uno degli sport che ha subito più variazioni (sostanziali) del regolamento negli ultimi 20-30 anni. E questo non è un bene sia per chi vive il volley quotidianamente sia per gli spettatori occasionali.


LA VISIONE SPORTIVA

Vorrei soffermarmi ora su un tema delicato e per cui non mi stancherò mai di scrivere e parlare: il problema della corretta visione dell’attività sportiva. Ritengo sia importante che i ragazzi capiscano che l’attività sportiva non è in contrasto con la vita privata, ma insegna ad organizzare il proprio tempo al meglio. Non è in contrasto con le amicizie, ma, anzi, deve stimolare a conoscere sempre più gente, sia ad allenamento, sia alle partite, sia agli incontri al parco. Le stesse famiglie, però, devono comprendere come sia importante che i ragazzi vivano l’esperienza sportiva nel modo più completo, con tutti gli allenamenti e tutte le partite frequentate, a Settembre, così come a Maggio! L’importanza di avere un impegno fisso, oltre alla scuola, si traduce nel riuscire a gestire il proprio tempo al meglio, nell’imparare che un giorno totalmente libero può essere utilizzato per iniziare il lavoro dei giorni seguenti, nell’imparare a dosarsi in ogni cosa. L’attività sportiva non è e non deve essere vista come un oratorio, dove passare un pomeriggio ogni tanto: l’attività sportiva è un vero e proprio stile di vita. Frequentare la palestra impone il rispetto di alcune basilari regole (così come lo sarà frequentare un ambiente lavorativo), impone il rispetto degli altri (così come lo è l’essere parte di una comunità) e garantisce la cura di se stessi (non dimentichiamo mai che il fisico non può essere trascurato). Il conoscere gente nuova deve essere concepito come uno stimolo, che lo sport ha sempre garantito e sempre garantirà: la partitella ai giardini con gli amici, l’andare a vedere la ragazza che fa allenamento, l’andare a guardare le partite dei propri amici e delle proprie amiche, sono tutte attività che chi vive lo sport nel modo più corretto riesce ad apprezzare.

Se posso permettermi, quindi, vorrei lasciarvi con un consiglio: ragazzi, cercate di godere appieno delle possibilità che lo sport vi offre! Famiglie, cercate di incoraggiare i ragazzi in questo processo! Lo studio è un’attività sicuramente faticosa (ed è sicuramente l’attività più importante per ogni ragazzo), ma non è e non può essere un deterrente per la frequentazione della palestra. Imparate ad organizzare il vostro tempo, imparate che non sempre si può fare tutto, ma imparate anche che lo sport, così come la scuola, è un’attività per cui si spendono tempi ed energie e, come tali, meritano il rispetto di tutti. Quello che per l’atleta è un gioco, per gli allenatori è un lavoro, per i dirigenti una voluminosa occupazione di tempo, per i genitori un impegno. Non si tratta di esasperazione, si tratta di rendere onore ad un impegno che ognuno si prende all’inizio di una stagione

IL CODICE D'ONORE DEGLI ALLENATORI


Riporto di seguito alcuni dei CODICI ETICI e delle regole morali espresse nelle “buone intenzioni” di qualsiasi sport a cui tutti gli allenatori dovrebbero attenersi, a prescindere dal ruolo federale che si ricopre, della Federazione alla quale si appartiene e dal livello degli atleti che si allena. Sono del parere che tutti gli allenatori (o se preferite…”tecnici”) hanno l’obbligo di attenersi ad un codice morale corretto e trasparente che rifletta fedelmente i valori su cui si fonda lo sport; solo seguendo questi principi responsabili si può operare per il bene degli atleti. Si tratta di un canone di doveri che gli allenatori si impongono e costituisce un’etica professionale espressa con parole, sviluppatasi sulla scorta di tradizioni, perseguita con onestà e determinata secondo coscienza. Il codice d’onore è la base morale, continuamente da verificare in stretta considerazione della dignità dell’uomo, su cui poggia la deontologia professionale autodeterminata della nostra comunità liberale -democratica. Esso è un elemento essenziale dello sviluppo di una cultura professionale che si sente in obbligo verso la prestazione umana e verso quello che è la premessa umana.
Il codice d’onore contiene orientamenti, fondati su norme e valori, per ciò che concerne il modo di pensare e di agire nell’ambito dell’allenamento e della competizione. Si tratta di orientamenti sostanzialmente in linea con uno sport di alto livello che sia “umano”, con il bene di bambini ed adolescenti, con l’atleta emancipato. I doveri che ne conseguono poggiano sulla convinzione che prestazione ed umanità, vittoria e morale, successo e felicità personale non solo devono essere compatibili, ma si condizionano reciprocamente.
Ciò significa che gli incrementi di prestazione da raggiungere con l’allenamento devono essere perseguiti alle regole vigenti e rispettando il precetto della realtà. Vale infatti il principio: IN ALLENAMENTO ED IN GARA HA SEMPRE PRIORITA’ LA DIGNITA’ DELL’UOMO. Sulla base di questo dettato assume una particolare importanza la responsabilità pedagogica, intesa nel senso di un’educazione alla prestazione, che allenatori ed allenatrici hanno nei confronti degli atleti loro affidati e specialmente nei confronti dei bambini e degli adolescenti. Il codice d’onore con i suoi doveri e le sue responsabilità non riguarda solo il rapporto degli allenatori con i loro atleti, bensì anche il loro rapporto di reciprocità con i genitori, responsabili dei propri figli, e con le altre persone coinvolte nell’attività sportiva, come medici, dirigenti, spettatori e rappresentanti del settore dell’informazione dell’economia e della politica. Il Codice d’onore parte dal presupposto dell’autodeterminazione della categoria professionale degli allenatori, perciò offre anche un importante contributo affinché gli allenatori sviluppino un’immagine di sé positiva.

CODICE D’ONORE TEDESCO
Dopo gli anni che videro gli scandali sportivi della Germania dell’Est e dopo la caduta del muro di Berlino, la Germania volle ripartire da zero per avviare un “rinascimento” del mondo sportivo, partendo dalla regolamentazione etica dell’allenatore che negli anni passati aveva, con metodiche antisportive e pratiche illecite, annichilito e abusato della figura dell’atleta.

1. Allenatori ed allenatrici rispettano la dignità degli atleti e delle atlete, i quali vengono trattati con equità e lealtà indipendentemente da età, sesso, provenienza sociale, ed etnica, ideologia, religione, opinione politica o condizione economica.

2. Allenatori ed allenatrici s’impegnano ad armonizzare le esigenze sportive in allenamento ed in gara con carichi proveniente dall’ambiente sociale, ed in particolare da quello familiare, scolastico,di studio e lavorativo

3. Allenatori ed allenatrici s’impegnano a agire in modo responsabile sotto il profilo pedagogico: a) trasmettono ai loro atleti tutte le informazioni rilevanti per consentir loro di sviluppare ed ottimizzare la propria prestazione – b) coinvolgono gli atleti nelle decisioni che li riguardano personalmente – c) nell’allenamento dei minorenni prendono in considerazione gli interessi dei genitori – d) promuovono l’autodeterminazione dei loro atleti – e) in caso di conflitti s’impegnano a trovare soluzioni aperte, giuste ed umane – f) non usano violenza di nessun genere contro i loro atleti – g) educano gli atleti all’autoresponsabilità e all’autonomia, anche in vista del loro avvenire

4. Allenatori ed allenatrici educano i loro atleti ad avere: a) un comportamento socialmente positivo all’interno della comunità di allenamento – b) un comportamento leale in competizione ed al di fuori di essa ed il necessario rispetto nei confronti di tutte le altre persone e gli animali coinvolti nell’attività sportiva – c) un rapporto responsabile con la natura e con l’ambiente in cui vivono

5. L’interesse degli atleti, la loro salute, il loro benessere e la loro felicità stanno al di sopra dgli interessi e degli obbiettivi di riuscita degli allenatori o delle organizzazioni sportive. Tutti gli interventi che vengono attuati in allenamento devono essere consoni all’età, all’esperienza ed attuale stato psico-fisico degli atleti

6. Allenatori ed allenatrici s’impegnano ad impedire l’uso di mezzi vietati (doping) ed a prevenire il pericolo di assuefazione a stupefacenti.
CODICE D’ONORE DEGLI ALLENATORI DELLA SWISS FOOTBALL LEAGUE
1. Io rispetto la dignità degli sportivi e tratto tutti in modo uguale e leale indipendentemente dall'età, dal sesso, dalla provenienza sociale ed etnica, dalla visione del mondo, dalla religione, dalla convinzione politica e dalla situazione economica.
2. Io m'impegno a creare un'atmosfera e un ambiente piacevoli dove il giovane sportivo si sente a suo agio e dove può muoversi liberamente.
3. Io mi distanzio da tutte le forme di azione e trattamento che potrebbero ferire e umiliare lo sportivo nella sua dignità. Io rispetto la sfera privata dello sportivo, in modo particolare basandomi sugli obiettivi fissati assieme allo sportivo favorendo quindi la sua autodeterminazione e autoresponsabilità.
4. Io rispetto i limiti fisici ed emozionali dello sportivo e mi distanzio da qualsiasi forma di abuso fisico ed emozionale.
Mi sembra opportuno riportare il "codice d'onore" degli allenatori, che operano in una società di pallacanestro italiana: espressione di un'etica professionale che si fonda sul principio della responsabilità che ha l'allenatore verso il benessere degli atleti. E’ importante notare il ruolo dell’allenatore :“trade union” non solo per l’atleta, ma anche per il rapporto allenatore - genitore e allenatore – dirigente
NOI ALLENATORI, consapevoli che il nostro comportamento contribuisce a mantenere alto il valore dello sport attraverso il team che alleniamo, riconosciamo nostra personale responsabilità impegnarci a:
• Promuovere lo sport attraverso il nostro comportamento etico, rispettoso delle leggi e delle regole, proteggendo l’immagine dello sport e contribuendo a diffonderne i valori e l’integrità tra i giovani e, tra loro, ai più svantaggiati.
• Evitare atteggiamenti vessatori o esasperatamente punitivi nei confronti degli atleti, degli allenatori e dei collaboratori
• Evitare comportamenti tendenti all’esclusione sistematica, all’offesa fisica o mentale di atleti che vengono sotto utilizzati e danneggiati creando frustrazioni e tensioni scaricabili in maniera negativa verso compagni, dirigenti, avversari e direttori di gara.
• Evitare ogni forma di discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, stati civili ed orientamenti sessuali.

CONCLUSIONI E RIFLESSIONI

Lo sport, dunque, può essere una splendida occasione che gli uomini hanno per avvicinarsi, comunicare fra loro al di là di ogni differenza individuale e di razza.
La speranza è che l’educazione sportiva si apra al maggior numero di culture, affinché, tutte le gioventù possano vincere campanilismi, nazionalismi e razzismi.
Maquando lo sport professionistico si lascia vincolare dai criteri di produttività e di interesse economico, non rispettando etica e moralità si svuota di ogni valore culturale.