COMUNICAZIONI SQUADRA

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domenica 3 agosto 2008

LE AZZURRE DI PECHINO 2008


Roma. La comitiva azzurra femminile, alla vigilia della partenza per le Olimpiadi, si raduna, domani 31 luglio, ad Ostia Mare, a due passi dalla Capitale. Le ragazze tricolori hanno rifinito la loro preparazione ad Alassio dove hanno potuto testare anche il nuovo pallone che verrà utilizzato nel torneo in Cina.


Non è stata questa l’unica novità provata nella splendida cittadina ligure. Ad Alassio le ragazze di Massimo Barbolini hanno ricevuto, da parte di uno degli sponsor, una fornitura dei reggiseni Shock Absorber. Si tratta di un prodotto studiato per ridurre le continue sollecitazioni a cui sono sottoposti i seni delle atlete nel corso delle gare, i test biomeccanici dicono addirittura del 74 per cento! Per raggiungere i grandi risultati si studiano tutti i particolari, fuori e dentro il campo, magari questo innovativo abbigliamento intimo puó essere un’arma in più tra le mani delle Campionesse d’Europa, nella rincorsa ai primi posti del torneo olimpico.


La delegazione azzurra femminile sarà composta dal ct Massimo Barbolini, dal suo vice Marco Bracci, dagli assistenti allenatori Lorenzo Micelli e Davide Mazzanti, dal medico Fabrizio Ferrazza, dal fisioterapista Luca Nocentini, dal preparatore atletico Ezio Bramard, dagli scoutman Riccardo Marchesi e Matteo Carancini, dal team manager Stefano Sciascia, e dalle atlete: Taismarys Aguero, Jenny Barazza, Paola Cardullo, Nadia Centoni, Paola Croce, Francesca Ferretti, Simona Gioli, Martina Guiggi, Eleonora Lo Bianco, Serena Ortolani, Francesca Piccinini e Manuela Secolo .

RICOMINCIAMO... CON "LA PREPARAZIONE"

Dopo un pò di (meritate!) vacanze, si ritorna (finalmente?) in palestra.
E subito quindi si ricomincia a parlare di quella fase del lavoro, ormai quasi mitizzata dagli atleti come periodo durissimo di sofferenza e passione, della "preparazione".

Un tempo si definiva preparazione "atletica", memoria di settimane trascorse senza toccare un pallone ma facendo cose spesso più adatte ad un film di Stallone che a un campo di pallavolo. Oggi si sentono termini più coloriti e fantasiosi, tipo "riattivazione motoria" o "risveglio funzionale"... boh, chiamatela come volete. alla fine si tratta sempre dello stesso problema per gli allenatori: Prendere un gruppo di atleti che negli ultimi mesi hanno svolto attività diverse e trasformarli in una squadra che giochi a qualcosa che assomigli il più possibile alla pallavolo, e per almeno 5 set!

Nel maschile è, solitamente, più semplice, almeno dal punto di vista "atletico". I maschi tendono a essere generalmente più "attivi" durante la pausa estiva, quasi tutti giocano a calcetto, beach volley, racchettoni... tra le donne invece la percentuale di chi trascorre l'estate attivamente è di solito più bassa. Se siamo fortunati circa la metà delle nostre atlete si sono mosse in qualche modo durante l'estate, le altre si sono sdraiate ad abbronzarsi al sole a giugno e si sono rialzate a settembre.

In ogni caso, probabilmente a causa dei cambiamenti nei modelli di prestazione (a seguito del rally point system) e dell'allungarsi delle durate dei campionati, che ha spesso ridotto il periodo di preparazione a poche settimane, la tendenza che mi pare di cogliere parlando con gli allenatori è quella di lavorare sulla tecnica e sulla tattica, anche di squadra, già dai primi giorni di lavoro e parallelamente al lavoro fisico. La cosa importante è programmare bene il lavoro, soprattutto quando si ha a disposizione poco tempo.

Auguro a tutti una buona annata sportiva. In bocca al lupo e a presto.

PROPOSTE SULLA MODIFICA DEL REGOLAMENTO


Qualche mese fa si è sparsa la notizia, a quanto pare confermata anche da alcuni quotidiani sportivi nazionali, che la FIVB stia lavorando a nuove modifiche del regolamento, precisamente le seguenti:


Alzare la rete. Se ne parla da sempre, e per fortuna nessuno è mai stato così pazzo da farlo. Unico risultato sarebbe rendere il nostro sport ancora più legato alle caratteristiche fisiche e sempre meno avvicinabile dai più.


Arretrare la linea dei tre metri. Mah... non sò... ma non credo che gli effetti di questa modifica siano positivi per lo spettacolo e la varietà del gioco.


Vietare l'attacco "di secondo tocco". Non mi è molto chiara questa regola, ma da quello che ho capito si pensa di impedire di mandare la palla nell'altro campo sul secondo tocco (in particolare al palleggiatore) se questa si trova al di sopra della rete... secondo me una cavolata enorme.


Reintrodurre il fallo di net sulla battuta. Cavolo, una delle poche modifiche del regolamento che mi piaceva me la vogliono togliere? Riuscire a capire se la palla aveva sfiorato il nastro era una delle valutazioni più difficili per gli arbitri, quasi quanto il tocco del muro.



Non sono d'accordo a modificare ancora le regole. Soprattutto con variazioni così importanti. Credo che la pallavolo sia uno degli sport che ha subito più variazioni (sostanziali) del regolamento negli ultimi 20-30 anni. E questo non è un bene sia per chi vive il volley quotidianamente sia per gli spettatori occasionali.


LA VISIONE SPORTIVA

Vorrei soffermarmi ora su un tema delicato e per cui non mi stancherò mai di scrivere e parlare: il problema della corretta visione dell’attività sportiva. Ritengo sia importante che i ragazzi capiscano che l’attività sportiva non è in contrasto con la vita privata, ma insegna ad organizzare il proprio tempo al meglio. Non è in contrasto con le amicizie, ma, anzi, deve stimolare a conoscere sempre più gente, sia ad allenamento, sia alle partite, sia agli incontri al parco. Le stesse famiglie, però, devono comprendere come sia importante che i ragazzi vivano l’esperienza sportiva nel modo più completo, con tutti gli allenamenti e tutte le partite frequentate, a Settembre, così come a Maggio! L’importanza di avere un impegno fisso, oltre alla scuola, si traduce nel riuscire a gestire il proprio tempo al meglio, nell’imparare che un giorno totalmente libero può essere utilizzato per iniziare il lavoro dei giorni seguenti, nell’imparare a dosarsi in ogni cosa. L’attività sportiva non è e non deve essere vista come un oratorio, dove passare un pomeriggio ogni tanto: l’attività sportiva è un vero e proprio stile di vita. Frequentare la palestra impone il rispetto di alcune basilari regole (così come lo sarà frequentare un ambiente lavorativo), impone il rispetto degli altri (così come lo è l’essere parte di una comunità) e garantisce la cura di se stessi (non dimentichiamo mai che il fisico non può essere trascurato). Il conoscere gente nuova deve essere concepito come uno stimolo, che lo sport ha sempre garantito e sempre garantirà: la partitella ai giardini con gli amici, l’andare a vedere la ragazza che fa allenamento, l’andare a guardare le partite dei propri amici e delle proprie amiche, sono tutte attività che chi vive lo sport nel modo più corretto riesce ad apprezzare.

Se posso permettermi, quindi, vorrei lasciarvi con un consiglio: ragazzi, cercate di godere appieno delle possibilità che lo sport vi offre! Famiglie, cercate di incoraggiare i ragazzi in questo processo! Lo studio è un’attività sicuramente faticosa (ed è sicuramente l’attività più importante per ogni ragazzo), ma non è e non può essere un deterrente per la frequentazione della palestra. Imparate ad organizzare il vostro tempo, imparate che non sempre si può fare tutto, ma imparate anche che lo sport, così come la scuola, è un’attività per cui si spendono tempi ed energie e, come tali, meritano il rispetto di tutti. Quello che per l’atleta è un gioco, per gli allenatori è un lavoro, per i dirigenti una voluminosa occupazione di tempo, per i genitori un impegno. Non si tratta di esasperazione, si tratta di rendere onore ad un impegno che ognuno si prende all’inizio di una stagione

TEAM CON SEXY SHOP COME SPONSOR

Un sexy shop sponsor di una squadra di pallavolo: succede a Lucca con l'Olympic Pallavolo (prima div.) e la Boutique dell'Eros. Il sexy shop sosterra' la squadra nella stagione 08-09.

Sulle magliette ci sara' il logo dello sponsor che, assicura il club, sara' di gran classe. Nessun imbarazzo da parte della ragazze perche' 'il logo dell'attivita' e l'immagine scelta son tutto fuorche' volgari'. Nella club ha iniziato la carriera Nadia Centoni, convocata per i Giochi di Pechino

ESERCIZI CON ELASTICI

RICEZIONE ATTACCO NAZIONALE FEMMINILE

PALLEGGIO ROVESCIATO

COME USARE IL MURO AVVERSARIO

IL MURO: OSSERVARE L'AVVERSARIO AIUTA

ESERCIZI PROPIOCETTIVI: PROPIOCETTIVA MONOPODALICA JUMP

PROGRESSIONE ESERCIZI FUNZIONALI PER IL MURO



ESERCIZI PROPIOCETTIVI: BAGHER SU TAVOLETTA

VIDEO: DIFESA

FINALE STORICA: ITALIA CAMPIONE DEL MONDO

PECHINO 2008: I CONVOCATI DAL CT ANASTASI


Il ct azzurro Andrea Anastasi ha reso nota la lista dei dodici atleti che parteciperanno all'Olimpiade di Pechino. Resta confermato il programma di avvicinamento al torneo olimpico che prevede un collegiale a Verona da venerdi' 25 luglio, la partenza per la Cina e' programmata per venerdi' 1 agosto.


Gli azzurri debutteranno il 10 agosto (ore 6 di Roma) contro il Giappone, poi nella fase eliminatoria affronteranno il 12 (ore 6.30) gli Stati Uniti; il 14 (ore 4) il Venezuela; il 16 (ore 8.30) la Bulgaria; il 18 (ore 14) la Cina. Si qualificano per i quarti di finale le prime quattro della classifica della Pool. Nell'altro raggruppamento ci sono: Brasile, Polonia, Serbia, Russia, Germania ed Egitto.

Ecco la lista:
alzatori: Vermiglio e Meoni;
opposti: Fei e Gavotto;
martelli: Cisolla, Martino, Paparoni e Zlatanov;
centrali: Mastrangelo, Birarelli e Bovolenta;
libero: Corsano.

SISTEMI DI DIFESA - L'IMPORTANZA DEL LIBERO - PROF. ANDREA BURATTINI


Cercherò di non creare troppo caos, confondendo le idee chiamando i vari sistemi difensivi con troppi numeri e nomi, limitandomi solamente a descriverli in maniera discorsiva.
Innanzitutto bisogna sottolineare il fatto che a questo punto si deve fare riferimento anche al posizionamento del muro e all’attacco avversario, in altre parole, ora vedremo come posizionare i nostri difensori in base a dove proviene l’attacco ed al nostro modo di approntare il muro.
Prenderemo in esame come esempio un sistema difensivo che potrebbe andare bene per squadre Under 14 o 16. Partiamo con un attacco di mezza palla al centro; il nostro muro potrebbe raddoppiare o con l’ala destra o con la sinistra, di conseguenza, dalla parte dove c’è il raddoppio, il difensore di seconda linea, andrà a coprire il pallonetto, mentre gli altri due di seconda linea si preoccuperanno della traiettoria in diagonale, mentre il terzo di rete rimarrà a coprire il pallonetto. Nel caso si riesca ad approntare il muro a tre sul centrale avversario, allora entrambe le ali di seconda linea scenderanno a coprire il pallonetto mentre il difensore di posto sei rimarrà lungo per prendere le palle schizzate dal muro.
Se l’attacco proviene dall’ala (o da posto 4 o da posto 1 o 2), tenendo conto che andremo a contrapporre all’attacco avversario un muro a due, ci disporremo in difesa o con l’ala dietro al muro che va a coprire il pallonetto e di conseguenza il posto sei si sposterà o a destra o a sinistra a seconda da dove proviene l’attacco difendendo la parallela, mentre l’altra ala si preoccupa della diagonale insieme al terzo di rete che non è coinvolto nell’azione di muro; oppure con tutti e tre i difensori di seconda linea che rimangono a difendere lunghi le varie traiettorie di attacco, mentre il terzo di rete sarà la persona preposta a prendere i pallonetti.
Studiando in maniera abbastanza approfondita il gioco delle categorie minori, sono giunto alla conclusione che la zona più colpita dagli attacchi avversari si trova verso il centro del campo (soprattutto palle abbastanza lente), ecco perché ritengo che un modulo difensivo abbastanza buono per le fasce di età under 13 e under 14, preveda il posizionamento dell’uomo di posto sei più avanti rispetto al solito (sui 3 o 4 metri), questo a prescindere dall’impostazione del muro, mentre gli altri due difensori si dovranno preoccupare solamente delle traiettorie lunghe e fuori muro.
A proposito proprio di questo ultimo concetto, è basilare che la posizione del difensore debba essere esattamente fuori dal cono d’ombra del muro; tale concetto infatti sta alla base della famosa correlazione muro-difesa.
Queste appena trattate sono solamente alcune idee di moduli difensivi, in realtà, di soluzioni tattiche ce ne possono essere molte altre, l’importante è che ogni sistema attuato risulti efficace nell’economia della squadra e quindi sia adeguato ad essa.
In ogni situazione si deve porre la giusta attenzione alla difesa del pallonetto e di tutte le palle lente con almeno un uomo preposto alla difesa di tale attacco.
Un concetto che secondo me va sviluppato già con i giovani, relativo alla posizione di partenza in difesa, prevede una posizione abbastanza stretta (con le ali, cioè, che si devono abituare a partire da una posizione piuttosto accentrata) questo faciliterà l’automatizzazione delle posizioni difensive per una pallavolo di più alto livello.
In conclusione l’impostazione dello schema difensivo nella nostra squadra dipenderà da diversi aspetti, prima di tutto dalla fascia di età con cui lavoriamo, poi dalla tipologia dei giocatori che la compongono ed infine dalle caratteristiche dei nostri avversari.
Comunque un concetto deve sempre essere ben chiaro in testa sia ai giocatori, ma soprattutto agli allenatori: con il muro e la difesa è impossibile coprire tutto lo spazio del campo; infatti la bravura di un giocatore e di un allenatore non sta nel pretendere di coprire tutta la superficie di gioco, ma nell’approntare una buona copertura difensiva di quelle zone dove con maggiore probabilità finirà l’attacco avversario.

IL LIBERO

In ultima analisi è necessario spendere qualche parola per la figura che maggiormente impersona il fondamentale della difesa, ovvero il libero.
Ormai tale giocatore è diventato un pezzo fondamentale della pallavolo al punto tale che nell’allestimento delle squadre di alto livello non si può prescindere dalla scelta di un libero che possa fare la differenza.
Se per le categorie maggiori avere un buon libero può fare la differenza, è anche vero che introdurlo nelle squadre giovanili potrebbe disincentivare il lavoro con gli schiacciatori – ricettori. Questo problema si è verificato, infatti ultimamente la carenza maggiore nei giocatori per l’alto livello si palesa soprattutto tra i rappresentanti di tale ruolo. Ecco perché nei campionati delle varie under non è contemplata la figura del libero (precisamente fino all’Under 16, l’Under 18 è già un campionato cha si avvicina di più all’alto livello).
Nello scegliere un giocatore per questo ruolo bisogna comunque, prima di tutto, cercare una persona molto forte mentalmente. Deve essere necessariamente forte di carattere, infatti, un giocatore che ha la possibilità di far vedere il suo valore solamente eseguendo due fondamentali (ricezione e difesa). Inoltre è l’unico ruolo per il quale, fino a poco fa, non era previsto neppure il cambio.
Per queste ragioni risulterà fondamentale che chi vorrà cimentarsi in questo ruolo dovrà essere particolarmente motivato, spesso infatti i migliori liberi nascono dalla volontà dello stesso atleta di intraprendere questo ruolo e non dall’imposizione dell’allenatore o ancor peggio del genitore stesso.
Una volta individuata la persona giusta sarà importante dedicare il giusto spazio all’allenamento di questo particolare giocatore. Se si tratta, come in effetti è, di un ruolo così decisivo, sarebbe assurdo non allenarlo in maniera particolare cercando di ritagliare dei momenti per il suo allenamento specifico.
Un aspetto da non tralasciare nel programma di lavoro di un libero è il salto. Solo perché in partita non gli sarà permesso di effettuare salti in allenamento non bisogna esonerarlo dagli attacchi, anzi fargli eseguire il gesto dell’attacco lo aiuterà non solo a scaricarsi dal punto di vista mentale, ma soprattutto a mantenere un buon livello di forza esplosiva e di reattività, caratteristiche fondamentali per una corretta postura difensiva e per un’uscita rapida da essa.
Riassumendo brevemente quanto detto finora, è chiaro che la caratteristica più importante di un buon difensore è senz’altro la determinazione ad andare su ogni palla e la volontà di non farla mai cadere, in altre parole il buon difensore è solo chi ha “mentalità vincente".

LA DIFESA - PROF. ANDREA BURATTINI


Forse rischierò quasi di cadere nel banale e nella ripetitività asserendo che il Rally Point System ha portato notevoli cambiamenti nella pallavolo; uno dei fondamentali che hanno assunto maggiore importanza a seguito dell’introduzione del nuovo Sistema di gioco è, senza dubbio, quello della difesa.
A seguito della maggiore incisività della battuta (anche questa frutto dell’evoluzione del nostro gioco), diventa sempre più una necessità disporre, in generale, di una difesa efficace e, in particolare, ultimamente è sempre più frequente vedere non solo giocatori “piccoli” adoperarsi in spettacolari interventi difensivi ma anche giocatori di “taglia più grande”, tanto questo fondamentale da essere diventato un elemento qualificante per un giocatore di buon livello.
L’obiettivo del difensore è fondamentalmente quello di “prendere la palla”, è quindi una conseguenza logica che la componente volitiva diverrà elemento determinante per un buon difensore.
Per tirare su una palla bisogna che la mia motivazione sia grandissima e che altrettanto grande sia la mia convinzione che quella palla verrà difesa.
A questo punto viene da chiedersi quale sia la cosa più importante nel fondamentale della difesa, se l’aspetto volitivo o quello prettamente tecnico.
Avere un buon supporto tecnico è sicuramente una cosa importantissima, ma penso che la volontà e l’attenzione siano due componenti determinanti.
In altre parole è meglio avere dei difensori che magari stilisticamente non siano perfetti, ma che risultino efficaci, piuttosto che il contrario.
Altra caratteristica del difensore di buon livello è la capacità di “prevedere” dove cadrà la palla. Con questo non voglio dire che il difensore debba essere un “mago” ma che deve essere in grado, ricordando le caratteristiche dei giocatori avversari, le rotazioni precedenti e le caratteristiche di gestione della squadra da parte del palleggiatore, di posizionarsi in quella parte del campo dove saranno maggiori le possibilità che la palla cada.
Un giocatore che aveva particolari capacità in questo, era Karch Kiraly. Alla domanda che spesso gli veniva fatta: “Come mai riesci a prendere tanti palloni in difesa?” Lui rispondeva molto semplicemente: “ Facile, so dove cadrà la palla”.

TECNICA E POSTURA

La posizione in difesa deve essere una posizione “comoda”, ovvero il difensore deve assumere una postura nella quale non si faccia alcuna fatica a rimanere per qualche secondo e, soprattutto, dalla quale sia facile uscire, cioè alzarsi per andare a prendere un pallone che sia lontano dalla posizione stessa.
Partendo dai piedi diciamo che la divaricata varierà a seconda delle caratteristiche dell’atleta, normalmente i piedi (paralleli) saranno sicuramente più larghi della larghezza delle spalle, logicamente più larga sarà la base di appoggio meglio è.

Bisognerà stare il più possibile vicino al terreno, quindi un’articolazione molto importante per mantenere una buona postura sarà la tibio-tarsica (articolazione della caviglia); questa formerà un angolo tra il piede e la gamba che più risulterà chiuso, più avvicinerà il busto al terreno.
Le gambe devono stare piegate facendo però attenzione a formare un angolo tra gamba e coscia che non sia inferiore ai 90 gradi: infatti se si esagera con la chiusura di questo angolo, risulterà poi assai difficile uscire dalla posizione di difesa per andare ad intervenire sui palloni lontani. Il busto deve stare bene eretto e le braccia, extraruotate, devono stare ben alte davanti al corpo, questo per facilitare tutti gli interventi diretti sulla palla, compresi quelli in palleggio sopra la testa.
L’intervento in bagher nella difesa sarà simile a quello di ricezione, con la variante importantissima che nella difesa, nel momento dell’impatto con la palla, le braccia verranno piegate, questo sia per avere un maggior controllo della sfera sia soprattutto per indirizzare il pallone verso l’alto, permettendo, a chi eseguirà il palleggio di ricostruzione, di avere il tempo di arrivare sotto la palla.
Altra caratteristica che deve avere un buon difensore è costituita dalla capacità di andare a terra con estrema facilità; è quindi importante che già in giovane età si ponga attenzione, nell’impostare esercitazioni di difesa, all’applicazione delle regole base della pre-acrobatica facendo eseguire degli esercizi che prevedano abilità motorie con frequenti contatti con il terreno (capovolte, rotolamenti, ma soprattutto affondi, tuffi e rullate).
Andiamo ora a vedere i tipi di palla su cui dobbiamo insistere in difesa:
• Palla forte addosso
• Palla vicino alla propria posizione
• Palle lente
Per palla forte addosso si intende quell’attacco di fronte al quale si ha solamente il tempo di opporre un piano di rimbalzo su cui fare colpire la palla, senza particolari adattamenti dello stesso: in questo caso è importante riuscire a controllare il meglio possibile il pallone cercando, nel momento dell’impatto, di piegare le braccia, facendo in modo di attutire il colpo.
Per ottenere un buon risultato sarà determinante assumere, prima che l’attaccante colpisca la palla, la corretta posizione con le braccia bene avanti al corpo.
Per palla vicino alla propria posizione si intendono tutte quelle traiettorie un po’ meno violente che ci permettono, pur non dandoci la possibilità di compiere veri e propri spostamenti, di effettuare un affondo, una rullata o un semplice piegamento su di una gamba. Palle comunque che prevedono un intervento fuori dal corpo. A tal fine risulterà importantissimo avere un buon “riflesso sulla palla”, cioè la capacità di unire direttamente le mani sulla stessa e nel modo più rapido possibile.
Infine per palla lenta si intende quell’attacco che toccato dal muro, oppure eseguito direttamente dall’attaccante stesso, risulti avere una traiettoria particolarmente lenta e distante dalla posizione del difensore tale da costringerlo ad effettuare un colpo sulla palla solo dopo un breve spostamento seguito a volte addirittura da un tuffo o una rullata (copertura dei pallonetti o difesa lunga del posto 6).
Ritengo che per indicare una corretta progressione nell’apprendimento della difesa si debba porre subito l’attenzione sulle palle lente. Dobbiamo dare l’obiettivo di non far cadere questo tipo di attacco già con gli under 13; successivamente introdurremo la palla forte addosso e poi la palla nelle vicinanze dell’atleta. Questo però non significa che tutta la propedeutica per il contatto con il terreno non debba essere trattata già nei primi approcci con tale fondamentale.
E’ ormai consuetudine identificare con i vari ruoli le posizioni di difesa. Normalmente in posto 1 e in 2 difende l’alzatore o l’opposto; lo schiacciatore difende in posto 4 o in posto 6, mentre in posto 5 va a difendere il centrale o, se si gioca con il libero, proprio quest’ultimo.
Questo rappresenta un modo di disporre i difensori del tutto generico; soprattutto con dei giocatori giovani risulterà importantissimo far eseguire il fondamentale di difesa a tutti in tutte le posizioni del campo, anche perché spostare un difensore in un posto piuttosto che in un altro, tatticamente, potrebbe risultare decisivo.
Comunque il concetto fondamentale che deve “assillare” il difensore è che in ogni azione difensiva ci deve essere sempre almeno il tentativo di prendere la palla e che quando un difensore va a fare un recupero tutti i compagni che sono nelle vicinanze lo devono aiutare.

IL CODICE D'ONORE DEGLI ALLENATORI


Riporto di seguito alcuni dei CODICI ETICI e delle regole morali espresse nelle “buone intenzioni” di qualsiasi sport a cui tutti gli allenatori dovrebbero attenersi, a prescindere dal ruolo federale che si ricopre, della Federazione alla quale si appartiene e dal livello degli atleti che si allena. Sono del parere che tutti gli allenatori (o se preferite…”tecnici”) hanno l’obbligo di attenersi ad un codice morale corretto e trasparente che rifletta fedelmente i valori su cui si fonda lo sport; solo seguendo questi principi responsabili si può operare per il bene degli atleti. Si tratta di un canone di doveri che gli allenatori si impongono e costituisce un’etica professionale espressa con parole, sviluppatasi sulla scorta di tradizioni, perseguita con onestà e determinata secondo coscienza. Il codice d’onore è la base morale, continuamente da verificare in stretta considerazione della dignità dell’uomo, su cui poggia la deontologia professionale autodeterminata della nostra comunità liberale -democratica. Esso è un elemento essenziale dello sviluppo di una cultura professionale che si sente in obbligo verso la prestazione umana e verso quello che è la premessa umana.
Il codice d’onore contiene orientamenti, fondati su norme e valori, per ciò che concerne il modo di pensare e di agire nell’ambito dell’allenamento e della competizione. Si tratta di orientamenti sostanzialmente in linea con uno sport di alto livello che sia “umano”, con il bene di bambini ed adolescenti, con l’atleta emancipato. I doveri che ne conseguono poggiano sulla convinzione che prestazione ed umanità, vittoria e morale, successo e felicità personale non solo devono essere compatibili, ma si condizionano reciprocamente.
Ciò significa che gli incrementi di prestazione da raggiungere con l’allenamento devono essere perseguiti alle regole vigenti e rispettando il precetto della realtà. Vale infatti il principio: IN ALLENAMENTO ED IN GARA HA SEMPRE PRIORITA’ LA DIGNITA’ DELL’UOMO. Sulla base di questo dettato assume una particolare importanza la responsabilità pedagogica, intesa nel senso di un’educazione alla prestazione, che allenatori ed allenatrici hanno nei confronti degli atleti loro affidati e specialmente nei confronti dei bambini e degli adolescenti. Il codice d’onore con i suoi doveri e le sue responsabilità non riguarda solo il rapporto degli allenatori con i loro atleti, bensì anche il loro rapporto di reciprocità con i genitori, responsabili dei propri figli, e con le altre persone coinvolte nell’attività sportiva, come medici, dirigenti, spettatori e rappresentanti del settore dell’informazione dell’economia e della politica. Il Codice d’onore parte dal presupposto dell’autodeterminazione della categoria professionale degli allenatori, perciò offre anche un importante contributo affinché gli allenatori sviluppino un’immagine di sé positiva.

CODICE D’ONORE TEDESCO
Dopo gli anni che videro gli scandali sportivi della Germania dell’Est e dopo la caduta del muro di Berlino, la Germania volle ripartire da zero per avviare un “rinascimento” del mondo sportivo, partendo dalla regolamentazione etica dell’allenatore che negli anni passati aveva, con metodiche antisportive e pratiche illecite, annichilito e abusato della figura dell’atleta.

1. Allenatori ed allenatrici rispettano la dignità degli atleti e delle atlete, i quali vengono trattati con equità e lealtà indipendentemente da età, sesso, provenienza sociale, ed etnica, ideologia, religione, opinione politica o condizione economica.

2. Allenatori ed allenatrici s’impegnano ad armonizzare le esigenze sportive in allenamento ed in gara con carichi proveniente dall’ambiente sociale, ed in particolare da quello familiare, scolastico,di studio e lavorativo

3. Allenatori ed allenatrici s’impegnano a agire in modo responsabile sotto il profilo pedagogico: a) trasmettono ai loro atleti tutte le informazioni rilevanti per consentir loro di sviluppare ed ottimizzare la propria prestazione – b) coinvolgono gli atleti nelle decisioni che li riguardano personalmente – c) nell’allenamento dei minorenni prendono in considerazione gli interessi dei genitori – d) promuovono l’autodeterminazione dei loro atleti – e) in caso di conflitti s’impegnano a trovare soluzioni aperte, giuste ed umane – f) non usano violenza di nessun genere contro i loro atleti – g) educano gli atleti all’autoresponsabilità e all’autonomia, anche in vista del loro avvenire

4. Allenatori ed allenatrici educano i loro atleti ad avere: a) un comportamento socialmente positivo all’interno della comunità di allenamento – b) un comportamento leale in competizione ed al di fuori di essa ed il necessario rispetto nei confronti di tutte le altre persone e gli animali coinvolti nell’attività sportiva – c) un rapporto responsabile con la natura e con l’ambiente in cui vivono

5. L’interesse degli atleti, la loro salute, il loro benessere e la loro felicità stanno al di sopra dgli interessi e degli obbiettivi di riuscita degli allenatori o delle organizzazioni sportive. Tutti gli interventi che vengono attuati in allenamento devono essere consoni all’età, all’esperienza ed attuale stato psico-fisico degli atleti

6. Allenatori ed allenatrici s’impegnano ad impedire l’uso di mezzi vietati (doping) ed a prevenire il pericolo di assuefazione a stupefacenti.
CODICE D’ONORE DEGLI ALLENATORI DELLA SWISS FOOTBALL LEAGUE
1. Io rispetto la dignità degli sportivi e tratto tutti in modo uguale e leale indipendentemente dall'età, dal sesso, dalla provenienza sociale ed etnica, dalla visione del mondo, dalla religione, dalla convinzione politica e dalla situazione economica.
2. Io m'impegno a creare un'atmosfera e un ambiente piacevoli dove il giovane sportivo si sente a suo agio e dove può muoversi liberamente.
3. Io mi distanzio da tutte le forme di azione e trattamento che potrebbero ferire e umiliare lo sportivo nella sua dignità. Io rispetto la sfera privata dello sportivo, in modo particolare basandomi sugli obiettivi fissati assieme allo sportivo favorendo quindi la sua autodeterminazione e autoresponsabilità.
4. Io rispetto i limiti fisici ed emozionali dello sportivo e mi distanzio da qualsiasi forma di abuso fisico ed emozionale.
Mi sembra opportuno riportare il "codice d'onore" degli allenatori, che operano in una società di pallacanestro italiana: espressione di un'etica professionale che si fonda sul principio della responsabilità che ha l'allenatore verso il benessere degli atleti. E’ importante notare il ruolo dell’allenatore :“trade union” non solo per l’atleta, ma anche per il rapporto allenatore - genitore e allenatore – dirigente
NOI ALLENATORI, consapevoli che il nostro comportamento contribuisce a mantenere alto il valore dello sport attraverso il team che alleniamo, riconosciamo nostra personale responsabilità impegnarci a:
• Promuovere lo sport attraverso il nostro comportamento etico, rispettoso delle leggi e delle regole, proteggendo l’immagine dello sport e contribuendo a diffonderne i valori e l’integrità tra i giovani e, tra loro, ai più svantaggiati.
• Evitare atteggiamenti vessatori o esasperatamente punitivi nei confronti degli atleti, degli allenatori e dei collaboratori
• Evitare comportamenti tendenti all’esclusione sistematica, all’offesa fisica o mentale di atleti che vengono sotto utilizzati e danneggiati creando frustrazioni e tensioni scaricabili in maniera negativa verso compagni, dirigenti, avversari e direttori di gara.
• Evitare ogni forma di discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, stati civili ed orientamenti sessuali.

CONCLUSIONI E RIFLESSIONI

Lo sport, dunque, può essere una splendida occasione che gli uomini hanno per avvicinarsi, comunicare fra loro al di là di ogni differenza individuale e di razza.
La speranza è che l’educazione sportiva si apra al maggior numero di culture, affinché, tutte le gioventù possano vincere campanilismi, nazionalismi e razzismi.
Maquando lo sport professionistico si lascia vincolare dai criteri di produttività e di interesse economico, non rispettando etica e moralità si svuota di ogni valore culturale.

L´OBIETTIVO DELLA RICEZIONE


L´obiettivo della ricezione è fornire una buona palla al nostro palleggiatore in maniera che ci consenta di organizzare un buon sistema di attacco.

Questo obiettivo è lo stesso sia a livello di Serie A1 o di nazionali, sia a livello di prima divisione. Sarà diverso nei due casi il tipo di sistema di attacco che abbiamo progettato, ma l´obiettivo della nostra ricezione non cambia.
Per una squadra di basso livello credo che sia importante avere una ricezione il piu´ precisa possibile:
1. perché il mio palleggiatore avrà un compito piu´ facile nell´alzare il pallone agli attaccanti e quindi per impostare la nostra azione di attacco
2. perché il muro avversario in questo modo deve controllare anche il mio palleggiatore e non avvantaggiarsi spostandosi già nella situazione di muro o di difesa.
L' obiettivo principale non è tanto dare una palla superprecisa, ma darne il più possibile per impostare tante azioni di attacco e quindi avere più probabilità di fare punto. Ad esempio è piu´ importante avere 6 ricezioni buone (diciamo entro un metro dal palleggiatore) e 4 sprecise, che non 1 perfetta (sulla testa del palleggiatore) e 9 ricezioni a 4 metri da rete.
Questi sono quindi i nostri due obiettivi:
  • Nel singolo colpo in esercitazione: cercare di dare una palla il piu´ possibile precisa al palleggiatore
  • Nella partita: cercare di dare il maggior numero possibile di palloni accettabili al palleggiatore